De.licio.us Dada

di rugbyclub

Mira (VE) – E’ un misto di colori quello che si presenta agli occhi, il grigio su tutto, quello del cielo, che senza rugby sarebbe quello di una domenica tra tante, forse anche un po’ triste. Un guazzabuglio di dialetti, ragazzine che corrono, si inseguono, sognano forse una corsa nel vento, forse una maglia azzurra. E’ così che si presenta Mira ai miei occhi un punto in mezzo a tanti nomi importanti, un punto ovale.

Odori, e ce ne sono un numero interminabile, di pioggia, di fango e d’orgoglio di laguna (che poi non è troppo lontana), ma soprattutto uno lo riconosco subito è l’odore del rugby: quel misto un po’ bizzarro che oscilla tra il soave della birra e l’intenso dell’olio di canfora.

Mi chiedo se ci sia poi così tanta differenza tra Mira ed Edimburgo, ma forse è solo una questione di castelli e di lunghe domeniche di passioni. Neanche qui oggi è una domenica qualunque, ancora un'ora, e poi: Italia – Scozia.

Si quella del rugby e no non quella degli uomini. Lo stesso sapore, lo stesso torneo, si il 6 Nazioni. Ci si gioca la prima vittoria, ci si gioca il "cucchiaio di legno", ci si gioca l’orgoglio di esserci. Abbiamo faticato tanto per esserci, dobbiamo dimostrare che ne vale la pena. No , non agli altri… semplicemente a noi stessi.

Io lo so che questa è la giornata giusta, lo so da quando un po’ di tempo fa ho avuto la fortuna di incocciare l’ovale in rosa, in uno di quei giorni che sembrano casuali, ma invece sono importanti davvero. Per questo sono qui, tre ore di macchina a andare e tre ore a tornare. Ci sarei venuto anche a piedi.

Sulle tribune c’è di tutto, bambini, mamme, distinte signore scozzesi, ex-nazionali azzurri e tanto rugby femminile, tanta Italia, se ascolti bene ti sembra quasi di percepire un grido, silenzioso e possente al tempo stesso: “ci siamo anche noi… e siamo qui!”

Tremila tutti al loro posto, chissà a tradurli in birre che cosa non potrebbe venir fuori. Manca poco, il tempo scorre lento, quasi nervoso. Ci siamo, applausi, le ragazze entrano in campo. Oggi giochiamo in bianco, le scozzesi in blu notte. Partono gli inni, cuore che batte, lacrime, visibili e invisibili. Vedo le “mie” ragazze stringersi e idealmente anche io mi stringo a loro. Pallone che vola nel cielo grigio: è cominciata.

E’ subito Italia, mischie, grovigli di braccia, placcaggi che riescono bene, tutti, tranne uno. Solo otto minuti ed una freccia blu ferisce nel profondo la nostra difesa. Stupore e sorpresa e Da Silva (strano nome per una scozzese) spegne la sua corsa la, giusto in mezzo ai pali, giusto dove fa più male. Fortunatamente la trasformazione non riesce. Ci provano ancora le scozzesi, sprecano e ripartono, rimbalzano ancora contro una muraglia bianca. Il gioco oscilla tra le due trincee come indeciso su quale sia la più solida. Reggono le difese, da una parte e dall'altra, ma il pallone è sempre in mano nostra, le ragazze col cardo possono solo sfiorarlo, toccarlo mai e quando lo fanno succede che non sia nella maniera corretta. Punti per noi, dalla piazzola, un modo per dire che siamo li. Cinque a tre per la Scozia. Si riparte e ancora avanti, il tema mi pare di conoscerlo, sempre lo stesso, sempre affascinante, Italia orgogliosa e scozzesi che non mollano e provano e si dannano, soprattutto per fermare Veronica Schiavon, che pare piccola vista da quassù, ma io lo so (e mica solo io) che in campo è un gigante. Oggi è la sua partita, il suo pubblico, è una di quelle giornate dove le cose vanno fatte e basta e lei lo sa. Prende per mano la squadra e corre, calcia, comanda e segna, infilandosi tra le pieghe della difesa scozzese. Il pubblico esplode, i bambini intonano un “Italia, Italia” a squarciagola, io sorrido solamente, penso a tutti quelli che si lamentano e dicono che in Italia non c’è nemmeno un’apertura decente.

Non faccio a tempo a riprendermi dai miei pensieri che la partita corre via, un susseguirsi di calci, touche, impatti, le scozzesi non ci tengono a tornare a casa con il “cucchiaio” appeso al collo, l’orgoglio impone di lottare. Provano a passarci sopra, ma oggi non ce n’è, tanto che alla fine gli passiamo sopra noi, Flavia Severin è un nome che a Meggetland (casa del rugby femminile scozzese) ricorderanno a lungo. Lei un gigante lo è per davvero in campo e fuori, con un sorriso sincero, che ti sembra sempre di essere in debito con lei di una birra. Io in debito lo sono davvero per quello che ha fatto in campo e per quell’abbraccio a fine partita, silenzioso, sudato, sincero. Grazie Flavia.

Il tabellone dice 20 – 5 per noi, quando l' arbitro fischia e il primo tempo finisce, per la Scozia è l’orlo del baratro.

Ci vuole una birra e tutto il calore di tanti amici che come me arrivano dagli angoli più disparati d’Italia: Livorno, Monza, Biella, Roma. Non faccio in tempo a sorridere per questo caledoiscopio che si ricomincia.

Scozzesi furibonde, fagocitano metri di campo con rasoiate che fanno male, ci schiacciano nei nostri ventidue metri. Una mischia. Poi un'altra. Sempre li, sempre a lottarsi ogni centimetro. Lo stadio urla ancora, è un “Italia, Italia” che mette i brividi. Resistiamo e ancora colpiamo li, dove il cardo si inchina, con il piede delicato di Veronica che ci regala altri sei punti. E poi non è finita ancora una volta mischia ancora lotta feroce. Il pallone non esce neppure più da là sotto, è ormai una guerra di forza, tutti a testa bassa, un pacchetto di mischia contro l'altro. Non so se sia più l’orgoglio o l’incazzatura a spingere in meta le scozzesi, la partita sarà pure persa, ma l’orgoglio è salvo.

Adesso però è il nostro di orgoglio ad essere ferito, nessuno ci passa sopra e se anche accade non si può farlo impunemente. Non sono passati ancora cinque minuti, orgoglio per orgoglio, onore per onore. E’ ancora Flavia a portarsi dietro le compagne, una marea bianca che le scozzesi tentano di arginare, quando e come possono, finchè possono. Si apre una falla e le ragazze in blu perdono un metro e poi un altro e un altro ancora si abbarbicano al terreno, lì, davanti a quella striscia bianca che ormai sta dietro la schiena, dietro i talloni, le azzurre non  la vedono ma sanno che sta li, e allora testa bassa, gambe e braccia a divorare centimetri, un altro passo avanti, la linea bianca sparisce sotto la mischia, qualcosa di invisibile scricchiola e si spezza: e le nostre ragazze portano in meta tutto quanto: pallone, le scozzesi e tutta la Scozia, ma soprattutto se stesse.

Finisce così, finisce che è storia, una storia che chissà come mai ultimamente passa sempre per Highland. Per me invece la storia passa dalla determinazione della “Gina” che in realtà si chiama Paola Zangirolami ed è il capitano azzurro, dalla umiltà di un’altra Schiavon (Valentina) che cambia ruolo ogni volta, sorride e gioca come se star dove deve fosse la cosa più naturale del mondo, dai placcaggi di Giulia Bratush che finalmente non fa nere più solamente le mie Rhinogirls o dalla precisione di Silvia Gaudino che per farle sbagliare qualcosa non basta la Scozia intera. Vi ringrazio tutte e non lo faccio singolarmente solo per una questione di spazio.

Finisce così, con una di quelle giornate che nella vita di un rugbista fanno volume, una di quelle giornate che si raccontano al pub, o dopo un allenamento, con la soddisfazione di ricordare che c'eri, che sei stato la, dove la storia si fa un po’ più azzurra.

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Il rugby dietro al velo.

27/10/2007 13:41

di rugbyclub

Lei si chiama Elham Shahsavari ed ha una grande passione: il rugby. Ma se in altre parti del mondo la pratica di questo sport è una cosa normale, lo è meno in Iran. Ed è per questo che le immagini stanno facendo il giro del mondo. Per questo motivo ho deciso di riportarle qui nel mio blog, perchè ancora una volta sia ovale il messaggio di tolleranza universale!

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/iran-rugby/1.html

Guardate, meditate e stupite... voi che pensate che donne e rugby sono ancora due mondi troppo diversi!

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Chiamale emozioni...

08/10/2007 15:53

di rugbyclub

Queste sono le parole di una neo rugbista. Adesso continuate a pensare che le donne non possano percepire lo spirito del rugby e penetrarne la magia... se a voi piace così! Io fortunatamente ho imparato a guardare.

Dal sito http://www.formiginerugby.it

Grazie Lara.

 Che bello che è stato, ieri!

Era la mia prima volta, su un campo di un torneo ufficiale della Federazione.

E' stato bello preparare la partita: Pinghial che ci ha consegnato i borsoni nello spogliatoio, la sera prima, con una cerimonia quasi ufficiale.
La consegna delle maglie fucsia con scritto "Ce l'hai con me?", cerimonia meno ufficiale.

La pilona che mi deve correre dietro per chiedermi se avevo comprato l'olio canforato: e poi, a cosa cacchio serve, l'olio canforato?

Francia-Nuova Zelanda vista in un affollatissimo pub di Modena, la mia prima volta al pub con una bottiglietta d'acqua naturale invece di una pinta di Harp.. ( )

La vigilia, con letti improvvisati sparsi per l’appartamento.

La domenica mattina, all’alba, quando in giro non c’è quasi nessuno a parte macchine piene di gente con la stessa tuta. Di diversi colori, magari.. ma sono manciate di tute tutte uguali, ai banconi dei bar, col caffè fumante davanti e uno sguardo di muta solidarietà tra gli sport e tra quelli che sacrificano una bella dormita alla domenica mattina.

Lo stereo spara “Vado al massimo”, proprio quando vediamo la prima indicazione per il Battaglini.

Gli spogliatoi sono perfetti: lindi, luccicanti, con un cortese omaggio di prodotti cosmetici sulle panchine, per ricordarci che siamo rugbiste, sì, ma anche che siaaaaamoooodooonneeee, come cantava Sabrina Salerno un miliardo di anni fa (e mi guardavo con tenerezza, questa bustina di decongestionante per il contorno occhi agli estratti di mandorla, stamattina, mentre allo specchio contemplavo la mia bellissima palpebra viola... mah, dubito che il decongestionante funzioni anche coi lividi). Nulla a che vedere con il disastro che avremmo lasciato alle spalle dopo la battaglia, dopo aver raccolto le calze e le maglie nelle cassette, dopo aver raccolto asciugamani, barattoli di olio canforato (ah, ora ho capito a cosa serve l’olio canforato), e bende, fasce, nastro adesivo.

Come se le panchine conservassero il ricordo di quell’invasione colorata.

E in mezzo?

In mezzo c’è stato un universo intero.
Il fischio di inizio, che cancella in un attimo tutto quello che sta fuori dal campo.
Lo schianto tremendo di quella tranquilla ragazza che conosci per essere una tipa tranquilla, quasi timida, che si avventa su una gigantessa grande il doppio di lei.
Sedute sul prato con Paolini che chiacchierava con noi, con quella specie di gatto peloso che copre il microfono.
Abbraccio la Cicera ancora prima di presentarci.
Il campo aperto che ti si spalanca davanti quando infili un corridoio, e lo spazio che si allarga, e la corsa che non finisce più fino alla meta: ti vengono in mente tutte le puntate di Holly e Benji che hai visto da piccola, e quel maledetto campo da gioco che si deformava fino ad espandersi all’orizzonte.
Mauro che urla dall’altra parte del campo.
Le inglesi che hanno fatto la “ola” quando ci hanno chiamato per ritirare la nostra prima coppa (quattordicesime!). Lorenzo che passa la fila per il terzo tempo, dicendo: “Fatemi passare: sono incinta!”.
Gli abbracci, tra di noi. Tantissimi. La sensazione confortante di riconoscere quella maglia e quei visi in mezzo ad una marea di tante altre maglie e tanti altri visi.

Tornare a casa e rivedere i pali del NOSTRO campo fa strano parecchio: a tutti quelli che ci chiedono com’è andata, cosa dobbiamo rispondere?
Come si fa a spiegare?
I pensieri saltano fuori solo alla sera, insieme alle botte.
Di giorno le prendi, e di sera ti saltano fuori.
Non faccio in tempo a finire il ragionamento che apro gli occhi, ed è già mattina.

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Interesse mediatico

29/09/2007 15:36

di rugbyclub

Che il rugby stia vivendo un momento di grazia è sotto gli occhi di tutti.  Quello che è interessante è come questa ondata di entusiasmo stia contagiando anche l'universo femminile. In Italia meno che in altre realtà, ma nel nostro piccolo passo dopo passo continuiamo a crescere. Prova ne sia il crescente interesse dei media per tutto ciò che è ovale.

Qui sotto ad esempio possiamo vedere la costruzione del video della nuova canzone  "Aggressive" del gruppo degli "Ex Presidenti" che hanno scelto di ambientare il loro lavoro all'interno di una squadra di rugby femminile. Quello che vedete qui sotto è il backstage:

 

Sperando che anche questo possa far crescere il nostro movimento. Buona visione ed in bocca al lupo alla squadra  delle Foxy Ladies di Formigine per la loro avventura!

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Ancora un passo avanti...

25/09/2007 14:10

di rugbyclub

Lo dico sempre alle mie ragazze... dovete imparare. Dovete capire dove sta l'errore, un gesto, uno scatto troppo breve o  troppo lungo, un centimetro, la testa che non va e non aiuta le gambe.

Fatica, sofferenza, sono termini a cui in 29 anni di rugby mi sono assuefatto. Forse proprio perchè la vita in ogni modo si dimostra tale e quale ad una partita di rugby.

Dovete reagire... sempre! A qualunque situazione, a qualunque gesto o cambiamento improvviso. Un secondo e oplà... si apre un varco per il paradiso. Vorrei essere un buon esempio: i have to lead by example. A Londra dicono così, allora che siano benedette le mie molteplici personalità, perchè per quanto una sia frantumata dentro, una sia debilitata fuori (eh si le mie ginocchia non sono proprio d'acciaio) ce ne sarà sempre una che si farà carico di tutto e continuerà a lottare insieme a voi.

Abbiamo tanti infortuni in questo momento, e la nostra testa vola altrove, ma io so che voi sarete la mia fenice.

Mettete una corazza sopra il vostro cuore... datemi forza e vi darò la gloria! 

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Ricominciano i campionati.

19/09/2007 15:43

di rugbyclub

 
Piano piano e con le solite difficilotà si accinge a ripartire la stagione del rugby femminile in Italia. Nel resto d'Europa le cose vanno sicuramente meglio soprattutto in paesi come Francia, Spagna, Olanda e Belgio dove il rugby femminile è ormai consolidato. Ho volutamente tralasciato la Gran Bretagna tutta, dove il movimento si muove costantemente negli stessi modi della Union maschile e vanta un numero impressionante di tesserate.

Isole felici sono anche il Canada e gli Usa, dove a livello universitario il rugby femminile fa più proseliti del basket e del volley. Negli Usa ai primi di settembre è ripartito il campionato universitario. Sotto potete vedere gli highlights della partita di cartello della terza giornata, tra San Francisco Fogs e All Blues Berkley.

 

Un livello di gioco sicuramente molto apprezzabile. Restate sintonizzati per foto, aggiornamenti e highlights dall'Italia e da altri campionati d'Europa e americani.

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Ci siamo!!!

18/09/2007 17:26

di rugbyclub

E così anche quest'anno si ricomincia...

Non è per niente semplice allenare una squadra femminile di rugby, la gente che mi dice: "beato te!!! Stai sempre in mezzo alle ragazze!!!" non capisce. Molti probabilmente ignorano cosa significa combattere contro i pregiudizi di tutti: degli uomini in generale che vedono solo ragazze in pantaloncini, delle donne in generale che vedono in chi pratica uno sport così maschile, spesso qualche problema di poca femminilità, per non parlare dei rugbisti spesso indecisi tra lo sfotterci (perchè secondo loro il rugby femminile non è rugby) e l'osteggiarci (perchè vedono invaso uno spazio che fino ad oggi è stato prettamente loro). Io appartenevo alla seconda categoria.

Sono arrivato ad allenare le ragazze dopo due anni di Serie C maschile in una società professionistica, dove non sempre le mie scelte andavano di pari passo con quelle della società e non so se questo era più motivo di arrabbiatura o una semplice disillusione. Sono arrivato alle ragazze con poche aspettative, attirato soprattutto dalla promessa di avere carta bianca e poter gestire il tutto come meglio credevo ed anche dalla possibilità di lavorare con un amico di vecchia data, con il quale ho condiviso per anni il campo, la maglia e la magia di ogni partita. 

Non è stato facile insegnare alle ragazze cosa vuol dire essere un rugbista, nel senso vero del termine che è diverso dall'essere semplicemente un giocatore di rugby, (i primi tempi le sfottevo un po' dicendo che sembravano un club dell'uncinetto). Piano piano però ho visto molte di queste ragazze crescere ed impegnarsi a voler dimostrare qualcosa a se stesse prima che al mondo della palla ovale.

L'anno passato è stato duro sia sotto il profilo del lavoro svolto che su quello del carattere e della psicologia, ma alla fine i risultati sono arrivati: abbiamo colto vittorie importanti e siamo arrivati tra le prime otto nella classifica finale della Coppa Italia. Un gruppo di ragazze è diventato una squadra di rugby. Per chi l'anno precedente aveva vinto solo una partita direi che è già qualcosa di considerevole.

Adesso sono qui, all'inizio di un'altra stagione che spero porterà ancora tante altre soddisfazioni. Tracciando un primo breve bilancio direi che sono io che sono cresciuto, ma il rugby insegna anche questo: si combatte e si cresce insieme fino al fischio finale, di una partita, di una stagione o di una vita intera.

Adesso sono io che mi arrabbio se qualcuno prende in giro la mia squadra e le mie ragazze e sono sempre più convinto che per essere rugbisti non contano ne sesso ne fisico ma solamente cuore ed anima. 

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